La villa

La villa di Vignamaggio fu edificata nel XIV secolo dalla famiglia Gherardini. Se il nome di questa famiglia vi suona famigliare, è merito della celebre Monna Lisa Gherardini, meglio nota come “la Gioconda” ritratta da Leonardo da Vinci tra il 1503 e il 1506.

Non sappiamo con esattezza quali parti della villa abbiano costituito il nucleo originario, ma possiamo supporre che esso coincidesse con il lato sud della conte interna: lo spessore delle mura e i barbacani nelle cantine sembrano infatti essere elementi riconducibili alla prima costruzione.

 

La villa e i suoi ammiratori

La villa è perfettamente inserita nel paesaggio che la circonda; né le sue forme, né tantomeno il color rosa opaco che contraddistingue le sue mura potrebbero mai incuterci timore.

Eppure già nel 1656 Valerio Chimentelli descriveva in una lettera la villa di Vignamaggio come “un’imperiosa signora” che dall’alto guarda i campi che la circondano.

Ebbene, proprio come potrebbe fare un’affascinante dama di corte, la villa ci ammalia senza alcuno sforzo, misteriosa e serena; essa ha l’aria di ignorarci, alla stregua di chiassosi passanti che cercano di attirare le sue attenzioni.

La quiete che emanano le sue spesse pareti sembrano dirci che loro, al contrario nostro, la sanno lunga e che a poco servono gli affanni e le inquietudini con cui nutriamo le nostre giornate.

I diversi proprietari che si sono succeduti nel corso dei secoli si rivelano amanti dimenticati, a cui lei si è concessa per qualche decennio – per poi sostituirli, con un’indifferenza degna di una temibile femme fatale.

Parlare di “proprietari” di Vignamaggio è dunque un’accezione se non sbagliata, sicuramente relativa: spesso si è trattato di intense storie d’amore, dolorosi colpi di fulmine, lunghe (secolari) e contrastate relazioni.

Ognuno di loro, ogni amante passato, ha lasciato qualcosa a Vignamaggio, e lei, che i regali non li restituisce, oggi si fa vedere per quello è che diventata anche grazie al loro contributo.

 

1302 – 1421

Sommersi dai debiti, nel 1421 i Gherardini dovettero vendere la proprietà ai propri creditori, la famiglia Gherardi.

 

1421 – 1832

Essi furono i più longevi proprietari della tenuta e ne amministrarono i beni per più di quattro secoli.

La tenuta passò di mano in mano ai vari eredi della casata.

Nel corso del ‘400 i Gherardi edificarono l’Oratorio di S. Maria della Neve a monte delle rovine del castello di Montagliari.

Nel ‘600 Andrea Gherardi portò la tenuta al massimo splendore, acquistando nuovi poderi e ampliando i locali della struttura.

Oltre alle camere, la villa era ormai provvista di una scuola, una colombaia, differenti cantine, una stalla, il macinatoio, un frantoio, la stanza del pane e molti altri spazi adibiti alla conservazione o alla lavorazione dei prodotti della fattoria.

La rigorosa descrizione di Valerio Chimentelli, che descrive entusiasta la tenuta all’amico Alessandro Strozzi in una lettera del 1656, ci rivela che il suo aspetto non differiva molto da quello attuale.

 

1832 – 1849

Nel 1832, dopo più di 400 anni di prosperità e ampliamenti, i Gherardi subirono la crisi che colpì l’agricoltura, tanto grave da rendere l’attività economica della fattoria in perdita: l’ultimo discendente dei Gherardi, Tommaso, ancora minorenne, dovette vendere ai suoi tutori – i marchesi Uguccioni.

 

1849 – 1926

Nel 1849 la marchesa designò come suoi eredi i marchesi Niccolini, i quali vendettero a loro volta la proprietà 30 anni dopo, all’antiquario Vincenzo Ciampolini.

Fu l’eccentrico collezionista a corredare il palazzo con quadri, arazzi, armi e mobili antichi di stile medievale, finché non cedette la tenuta ai coniugi Sanminiatelli nel 1926.

 

1926 – 1987

La coppia riportò la villa all’antico splendore, grazie a restauri intelligenti e alla creazione del nuovo giardino all’italiana, invitando personaggi illustri come Bernard Berenson, Marc Chagall, Graham Greene.

Il conte Bino Sanminiatelli, scrittore e giornalista, descrisse nelle sue opere i progetti e l’affetto che lo legarono a questi luoghi.

 

1987 – 2013

La villa rimase ai coniugi Sanminiatelli fino alla morte di Bino, nel 1984.

Qualche anno dopo la proprietà passò a Gianni Nunziante, che aprì la villa al pubblico contribuendo a concepire uno dei primi agriturismi della Toscana.

 

2014 – Oggi

Dopo 25 anni la famiglia Nunziante decise di vendere la tenuta e la gestione passa da allora all’architetto Patrice Taravella.