Guarda, io sono un campagnolo:
e vuoi sapere qual è l'angolo della terra, la
volta del cielo, che mi fanno vivere così beato?
Il luogo si chiama, dai vigneti di Bacco e dal più
fiorente mese dell'anno, VIGNAMAGGIO. E' circondato,
infatti di bellissimi vigneti da tutti i lati, e il
primaverile genius loci meritava proprio questo nome.
E' la villa dei Gherardi...
da una lettera del 1659 di Valerio Chimentelli ad
Alessandro Strozzi
in cui descrive la Villa di Vignamaggio della nobile
famiglia Gherardi, in Val Greve |
La Villa di Vignamaggio, circondata da un elegante giardino
all'italiana, sorge in una splendida cornice chiantigiana
di oliveti e vigneti ed è una autentica e mirabile
testimonianza del modello
di vita agreste rinascimentale.
Il nucleo della villa risale al secolo XIV per opera
dei Gherardini, a cui apparteneva la celebre Monna Lisa,
la "Gioconda" di Leonardo da Vinci. I Gherardini
erano una nobile famiglia toscana, probabilmente di
origini etrusche o romane, che nella seconda metà
del '200 prese a costruire il proprio castello a
Montagliari
su una collina dominante la valle del fiume Greve.
Da questa posizione erano soliti assalire chi trasportava
vettovaglie e mercanzie a Firenze, che, nel 1302, decise
di porre fine a questi episodi, mettendo sotto assedio
il castello e distruggendolo. In seguito i Gherardini
si trasferirono sull'altro versante della vallata, a
VIGNAMAGGIO, dove crearono il primo nucleo di quella
che è l'attuale Villa.
Vignamaggio toccò il suo massimo splendore verso
la metà del XVII secolo ed appartenne ai Gherardi
fino al 1886.
Nel 1925 fu acquistata dalla Contessa Elena Sanminiatelli,
la cui famiglia restaurò il giardino all'italiana
e la villa. Qui
visse a lungo anche lo scrittore Bino Sanminiatelli.
Dal 1988 Gianni Nunziante, l'attuale proprietario, ha
riabilitato edifici e giardino e ha intrapreso un progetto
di ristrutturazione dei vigneti e delle cantine.
Da ricerche effettuate si sono ritrovati presso l'archivio
Datini di Prato alcuni documenti riguardanti Vignamaggio.
Uno di essi in particolare, datato 26 ottobre 1404,
consiste in una lettera a Francesco Datini a firma di
Amido Gherardini, proprietario della tenuta a quell'epoca,
nella quale si parla di vino inbotato a Vignamag(i)o
che ha celebrato dunque nel 2004 il secentenario
di tale attività.
LA PERGAMENA DEL 1404
Nome di Dio, amen. A dì 26 d'Ottobre 1404.
A di 23 di questo ebi 1 vostra letera: rispondevi
apreso.
Mi scrivete che avete trato uno mezo barile de le mie
boti e no' bisogna che voi mi scriviate d[i ciò],
ch'io riputo che le chose mie sieno vostre: fatene che
vi piace.
Voi mi scrivete ch'io vi mandi uno mezo barile di vino:io
vi ne mando una soma; e togliete quelo volete e l'altro,
Biagio, riempia le mie, che sono vostre; e, se avanza
vino, serbilo nel barile, che sarà buono a berlo,
per no' metere chosì tosto mano a la bote.
La bote ch'io o ne la volta, vota, io aspetava di tramutarvi
dentro vino ch'io ò inbotato a Vingnamag(i)o;
ma, se voi 'avete bisogno, togl(i)etela. Voi mi scrivete
ch'io v'avisi quand'io verò a Firenze: che bisongna
ch'è voi diciate a questo odo? Se no fose ch'io
ò due maestri, io vere(i) ora; ma se non è
di tropo inportare, io istarò insino fato Ongnisanti:
Altro no dico: Idio vi gua(r)di. Salutatemi la Margerita,
da mia parte.
Amidio Gherardini
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